Il lavoro errato dei sindacati

C’è il grave rischio che la recessione si acuisca, ben oltre il meno 0,4 per cento del pil previsto dal decreto “salva Italia” se non si adottano misure per contrastarla. In questo quadro, il governo convocherà i sindacati dopo l’Epifania.
9 AGO 20
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C’è il grave rischio che la recessione si acuisca, ben oltre il meno 0,4 per cento del pil previsto dal decreto “salva Italia” se non si adottano misure per contrastarla. In questo quadro, il governo convocherà i sindacati dopo l’Epifania. Nell’agenda campeggiano le liberalizzazioni di beni e servizi, e del mercato del lavoro, assieme agli interventi nel campo del credito (sostegno a quello agevolato, cartolarizzazione dei debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese per consentirne una rapida riscossione) e degli investimenti (sblocco di opere pubbliche, iniziative di innovazione tecnologica nella banda larga, nella “smart grid” elettrica). Ma l’atteggiamento dei sindacati appare bifronte. Da un lato si rendono conto dei rischi per l’occupazione della situazione attuale e indicono agitazioni per la tutela dei posti di lavoro, sollecitando le misure di rilancio. Dall’altro lato Susanna Camusso afferma che la Cgil è pronta a fare le barricate se il governo prosegue nell’intenzione di varare la riforma del lavoro che includa maggiore flessibilità in uscita.

Ma anche se la riforma del lavoro può avere un effetto scaglionato nel tempo, non si può pensare che possa esser accantonata. La rigidità del mercato del lavoro è fatto notorio e l’incapacità dell’Italia di adottare al riguardo misure incisive, sia pure nel segno della continuità con le riforme sin qui varate (vedi l’articolo 8 del decreto del governo Berlusconi sulla contrattazione decentrata in rapporto all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) avrebbe gravi ripercussioni negative. Le misure con impatto strutturale fanno parte di un quadro complessivo in un gioco a somma positiva.